Strategie dell'apnea

[prigione o capitale]

mercoledì, 24 ottobre 2007

non cresci più, a tratti è normale
nel secondo anniversario della mia ennesima nuova vita ero immersa nello spettacolo dantesco della festa patronale di un paese qualsiasi della sierra di madrid. la solita orgia alcolica: animali torturati nelle corride della gente per bene, encierros per le strade, docce di vino sui miei vestiti strappati dalla folla a mezzanotte e carne di toro bollita per ore nella caldereta e offerta in piazza per cena dai notabili del paese, mentre l'orchestra suonava all'infinito i triti grandi successi del pop spagnolo. fingevo tra me e me d'essere l'antropologa dei poveri che pratica l'osservazione partecipante dei riti tribali ma questo non mi divertiva: sola, nel mezzo di una tempesta che aveva deciso di manifestarsi proprio quella notte sotto forma di lacrime a fior di pelle e domande senza risposta o con una risposta ovvia e inaccettabile. sospesa fra ragnatele di significati che non ero io ad aver tessuto, imprigionata nei non sensi di cui mi ero volentieri circondata, mi era chiaro finalmente che è vero che siamo vivi per usarci, che nulla ha un motivo reale, e che se in quel momento fossi sparita per sempre non sarebbe rimasta traccia di me in nessun luogo, in nessun cuorel'affetto dimostrato senza pudore, le mani intrecciate con forza a delimitare il territorio e gli sguardi complici e attenti non sembravano che meri, contingenti sotterfugi per stare bene. pensavo che questo Paese si autoinduce felicità, che vede nel divertimento un dovere morale sano e necessario al mantenimento della società, che non a caso il consumo di cocaina qui è il più alto del mondo e il botellón assurge allo status di pratica culturale. e che anch'io lo stavo facendo, che tutti i mesi passati come sotto l'effetto del peyote, svolazzando spensierata in armonia con me stessa non erano stati che un'illusione, una bellissima e lunga parentesi di irrealtà estatica, una forma di ipnosi che mi ero praticata per placare la sete di benessere.
quella lunga notte in qualche modo era finita, colui che mi legge dentro aveva tentato di rassicurarmi, e il giorno dopo i soliti fuochi artificiali chiudevano la festa ed eliminavano ogni speranza d'estate. altri cambiamenti avrebbero preso protagonismo, altre tristezze e crisi e indecisioni avrebbero chiesto di essere superate. e adesso che l'aria è fredda e grigia, i brividi e il buio nascondono la bellezza di una stagione che ha i miei stessi colori caldi e che tardo ad apprezzare. continuano a molestare certi pensieri che arrivano all'improvviso come frecce avvelenate: li rimuovo, ne nascono altri. dovrei affrontarli una buona volta ma l'istinto è un altro, è la voglia di cercare una tana e cadere in letargo come gli orsi, in inverno.



 
lunedì, 03 settembre 2007

vedi mai una stella cadere e non ricordi cosa desiderare
que me voy a salento... allí salen to'!* 
le ultime vacanze dell'anno le brucio al sole della mia terra rugosa, erosa dal vento del deserto, le
giornate le passo in bikini coi capelli unti di olio di fiori polinesiani, attrazione per api, vespe e surfisti, sporca di sabbia e con l'indolenza estiva di noia invincibile e insopportabile: ho sempre bisogno di qualche giorno di decompressione, di assestamento per riabituarmi ai ritmi e ai rituali, per rinunciare alla libertà di movimento e accettare di non far nulla perché nulla c'è da fare. solo una volta superato il desiderio e l'urgenza di scappare alla città che non dorme mai posso cedere, cadere nel torpore stagnante, evitare di litigare con l'intera famiglia ogni cinque minuti, capire che non cambiano e non cambieranno come io voglio e che l'epoca in cui casa mia era tana di amici, allegro porto di mare, affollato ostello della gioventù va terminando; anche i miei invecchiano e vedere i loro visi stanchi mi dà rabbia perché non posso fermare il tempo. provo a rassegnarmi e chiudo gli occhi, mi getto sulla sabbia e mi addormento, nuoto nella mia piscina di cristallo, guardo il tramonto morire su una torre, mi commuovo assaggiando una mozzarella, mi nutro di pesche e torte pasticciotto, assaporo ogni minuto di sole. osservo la pelle dorarsi, e ignoro i segnali che mi manda il cuore. presagi di dolore e impotenza - lo anestetizzo e fingo che vada bene ogni cosa. fingo che la domanda: ne vale la pena? non esista.
fa tanto caldo che in campagna si vendemmia di notte. faccio in tempo a salutare i solitisospetti prima che riprenda la diaspora invernale - non siamo che un'altra generazione di emigranti. passeggio in punta di piedi con la dea, lusso e meraviglia, per le strade di lecce nella notte più limpida - vorrei che qualcuno mi amasse come io amo lei, legame che non si scioglie nella distanza. incontro per caso misterT: dopo anni, è solo un saluto veloce, per strada, ci sono mille persone intorno ma quei cinque minuti dialogano gli sguardi quanto una notte intera.
riprendo l'aereo inghiottendo lacrime inutili, trascino fino a casa la mia valigia sempre più vecchia e malandata, pesante di oggetti che neanche più so di avere. finisce l'estate così come era cominciata, niente in fondo è poi risolto ma ho deciso, che forse è il momento, che potrei anche smettere di sentirmi in colpa per riuscire a essere felice così spesso.
*(questa la capiamo in tre, ma è meravigliosa).



 
martedì, 07 agosto 2007

un reguero de luna será nuestra casa
de esta luna tan puta de pechos de plata
non voglio credere che sia già terminata, lo trovo ingiusto e contro natura, ed è che la striminzita settimana di ferie da milleurista si è bruciata così veloce che ora mi ritrovo di nuovo qui, nel panottico a nord di madrid, e sembra che non me ne sia mai allontanata. come se solo avessi sognato, sognato un balcone che dava diretto sul mare dove ho letto, fatto colazione, chiacchierato e giocato col tangram fino all'alba in una serie di giorni di uguale bellezza. sognato che il luogo più affollato della costa blanca, quella che si dice diventerà un'unica enorme megalopoli turistica per la terza età, tradizionale meta di famiglie nordiche con le signore dalle nude tette cadenti e i ragazzini biondo cenere con la pelle scottata dalla prima giornata di sole, che questo luogo che con disprezzo definivo "la rimini spagnola" si trasformasse in un'isola deserta solo per noi due, finalmente, dove trovare la pace per tanto tempo cercata e vivere senza telefoni né orologi, l'oasi edonista che dovrebbe sempre essere la vacanza, la collezione di momenti così sereni da essere perfetti, così semplici che vorrei rendere immortali. pensavo di svenire di piacere il primo giorno che, scalza e svestita sulla spiaggia quasi deserta del parco naturale di guardamar, mi avvicinavo alla riva con l'idea di bagnare solo un piede e dopo correre sulla sabbia e morire per qualche ora su un telo azzurro. invece appena toccata l'acqua mi ha risucchiato, non ho resistito e mi sono lasciata trascinare per un po' dalla corrente, senza sfidare le onde, avrei potuto essere alga, rifiuto o stella marina, spensierata e abbandonata al sapore del sale che mi asciugava dentro ogni veleno residuo. una voce ha interrotto questa improvvisata talassoterapia e sono rinvenuta alla realtà di colpo come dopo uno schiaffo inaspettato; ma la realtà era dolce come un bacio. come la notte in cui mi svegliavo all'improvviso per un incubo dei soliti - tutti i miei incubi si assomigliano: ci sono insetti volanti e topi e abbandoni - e il ronzio del mare e la brezza che muoveva le tende alla finestra mi tranquillizzavano. continuo a essere agitata come la corrente marina, però come una reliquia ho riposato ed era tutto quello che desideravo.



 
mercoledì, 18 luglio 2007

duerme conmigo si eres piedra da igual yo seré pedregoso camino

e ricorda che nessun incontro avviene per caso. tu rompi tutto quello che ti capita tra le mani. il cielo qui a madrid sembra più vicino alla terra. peccato non si vedano le stelle. cariño mi porti a vedere le stelle? iri che sono quei lividi che hai su tutto il braccio? quando sei innamorato e triste ti senti dentro a una scatola di scarpe. al buio, senza uscita. ma come fa a piacerti marea? ese rock reivindicativo..
*mi piace marea e il loro concerto, nella plaza de toros di alcalá de henares, è stato il più bello degli ultimi mesi. ho stretto per due ore la sua mano, la durezza e la poesia dei testi mi sciolgono, è lo stesso che mi succede se ascolto extremoduro, colgo amore anche quando le parole son sporche e cattive, quando sembrano insulti, quando le metafore risultano del tutto incomprensibili, io le interpreto come preferisco e percepisco affinità di sensazioni. la mia idea romantica non è una cena a lume di candela e parole melense e già sentite. ma amare con tutta la pelle, con tutto il corpo, con sguardi che spogliano, con carezze che danno la pelle d'oca e il petto che rimbomba dei propri battiti. marea parla di lenzuola che gocciolano, materassi condivisi, biancheria sporca, acqua e olio che si mischiano, città abitate da gitani, notti passate en tu agujero, fate gelide con il cuore di vimini, di baci di cannella, di amore magro e bagnato come una spina di pesce.. corazón de mimbre è la mia preferita di sempre però è los mismos clavos che mi provoca il pianto, come un riflesso condizionato.
*mi sto scoprendo sempre più intollerante. mi stanca parlare con persone che non mi interessano, mi stanca parlare per parlare, uscire per uscire. non sopporto la gente che viene qua e passa la giornata a lamentarsi del cibo, del caffè, della pizza, della sporcizia dei bar, che pretende di parlare italiano nei locali perché tanto ci si capisce e non si sforza per imparare almeno i saluti. se qualcuno insiste per domandarmi quanto tempo ancora ho intenzione di rimanere ormai rispondo "per sempre" anche se non è vero, anche se so che quando avrò succhiato ed esaurito e vissuto tutto il possibile e madrid mi starà stretta l'abbandonerò con la stessa fretta e ansia con cui scappai, letteralmente, scappai via da bologna. l'abbandonerò contenta e fuggirò altrove, nuova città, paese o forse continente, non ne ho idea.
penso e spero che manchi ancora del tempo. mancano pezzi di spagna da visitare, lavori diversi da provare, musiche e persone di cui innamorarmi, sbandate da prendere, errori da commettere e lacrime da versare. questo posto però è già pieno di impronte che ho lasciato ovunque, orme di due anni intensi, ricordi che conservo indimenticati nell'album labile e virtuale della mia mente. le radici forse non sono uniche e prederminate, le radici si fanno e disfanno, portatili, indefinibili, in crescita continua ma instabili e precarie come è tutto, ormai.
*mi faccio di ibuprofeno, febbricitante fingo di lavorare con la gola in fiamme e dolori ovunque. la pelle delle gambe è bianca bianca e arriva a essere trasparente sui piedi, vedo il reticolato delle vene, sembra tutto così fragile, potrebbe spezzarsi di colpo. tutto intorno le persone hanno raggiunto un grado più o meno folle di abbronzatura, per la prima volta nella mia vita, non ho nessuna fretta di bruciarmi. l'algarve mi sta aspettando, mancano solo dieci giorni.



 
giovedì, 05 luglio 2007

like a rock, like a planet, like a fucking atom bomb, i'll remain unperturbed by the joy and the madness
* c'è stata la settimana dell'orgullo gay di cui madrid era la capitale europea quest'anno, capitale ed esempio di tolleranza e libertà. avvolta nella bandiera multicolore così simile a quella della pace, ha accolto due milioni di persone e sembrava non fosse altro che una festa spensierata di un carnevale estivo, a parte il folklore di tutti questi tizi muscolosi che passeggiavano placidi per la gran vía in stivaletti mutande e torso nudo. non mi sono sentita fuori posto perché nessuno lo è, non è forse così? ho visto orsi e cacciatori, ragazzini che facevano botellón a callao e chueca, il quartiere più vivace di madrid, scoppiare di vita e colori, di sole alle tre del pomeriggio con i bar già pieni e i chiringuitos per strada. ci sono molti modi per rivendicare diritti e uguaglianza, va bene anche una festa di cui la gigantesca sfilata finale del sabato è stata solo la manifestazione più visibile e rumorosa.
* madrid sta per diventare il forno estivo che conosco bene: non veniteci, il mare è troppo lontano, fa caldo, le strade puzzano, in metro o fai la sauna o ti geli, iri è nervosa e intrattabile, ha sempre voglia di litigare, o in alternativa dormire un numero infinito di ore e non uscire più dalla sua freschissima stanza arancione. si sente incompresa e desidera intensamente qualcosa, ma non capisce che cosa. para variar. dice che le si è abbassata la soglia della noia e che ha perduto l'interesse per cose persone luoghi che l'appassionavano fino a poco fa. per fortuna l'horario de verano le permette di uscire da questo tempio di vetro e aria condizionata quando ancora mancano sei ore al tramonto, che uno pensa, evvai, due mesi d'aria: altro che siesta, ne approfitto per scrivere leggere andare in biblioteca, no meglio in piscina (ma quale piscina. io non ho la cultura della piscina. mi annoia la piscina. io sono donna di mare), fare shopping (i saldi quando non hai un soldo), studiare (ehm), fare sport (ehm), vedere gente (è triste ammettere che mi pesa), organizzare viaggi (ma io sono capace solo di viverli, i viaggi).. en fin.
* madrid però offre almeno un concerto a settimana, del genere di quelli che o ci vai o ti ci trascinano. ero qui, sorridente come a solito, annoiata come al solito, pensavo: vorrei essere altrove, però non so proprio dove. en fin.
che ho bisogno urgente di una spiaggia, o anche solo di un inverno.



 
venerdì, 08 giugno 2007

so look back on the treasured days we were young in a world that was so tired
è cambiato il vento e il risveglio della primavera va mutando in una festa sudata e afosa. adesso ho bisogno di riposo e pace, di prendere un po' d'aria e mettere da parte le onde dei mesi passati. sono stanca, ho voglia di tenerezza, e di tranquillità, di abbandonarmi sulla battigia, passare delle ore a mollo nel brodo di un amore possibile, di languidi pomeriggi al retiro, di sonni spensierati tra lenzuola pulite. ho voglia di riprendere in mano la lista delle cose normali non fatte e recuperare, di ricominciare a leggere i giornali per capire in che mondo e in che tempo vivo e di canzoni in cui non identificarmi. vorrei avere la concentrazione sufficiente per non continuare a vedere tutto come un gioco, un gioco fingere buona volontà, un gioco imparare l'arte e metterla da parte, nascondere la mia ignoranza profonda dietro dimostrazioni di interesse
. ho appena finito di parlare in pubblico e presentare le mie proposte in un power point ridicolo e ascoltare i commenti delle colleghe in abitino zara e mèches tigrate d'ordinanza. mi aspettavo che qualcuno dicesse dove credi di andare, folletto indifeso, con queste scarpine verdi, quest'accento cantilenante, i piercing e i riccioli colore delle castagne? ma non importa se sono diversa. indosso il sorriso come di default, sorrido quando sono serena e quando sono irritata, sorrido quando c'è il sole e quando si fa sera, quando sono stanca e infreddolita e quando medito vendette. è una maschera che mi protegge, distrae e mi dà tempo di cambiare faccia come fosse un vestito - nella fretta disperata di una scelta insicura tra le mille personalità differenti che mi compongono, in questo gioco di identità spezzettate e frantumate che formano il puzzle di me stessa. mentire è inevitabile e necessario per preservare un minimo di apparente coerenza, è porre una copertina semplice sul caos primordiale, facilitare il lavoro agli altri e permettere un dialogo. dialogo o chiacchiera inutile, anche quando preferirei essere circondata solo da silenzio, piacevole ed effimero come questa primavera.



 
giovedì, 31 maggio 2007

allá donde se cruzan los caminos, donde el mar no se puede concebir
dice il vegano: ma cosa ti piasce della spagna?
dice iri: non saprei, di preciso. 
mi piace che sentendomi parlare la gente mi chieda: sei italiana?
e non: sei meridionale?
mi piace che il venerdì si esca da lavoro alle tre
mi piace l'abitudine di scendere a fare colazione  fuori

mi piace che le coppie di omosessuali si possano sposare
mi piacciono i telefilm spagnoli
mi piacciono i paesini della sierra madrilena, la pace, gli alberi, le montagne umide di primavera
il tappeto di margherite e l'odore di lavanda
mi piace stare al centro di tutto e da lì partire
mi piace l'alhambra, andare in bici per siviglia
mi incanta la costa brava e mi impressionano le spiagge asturiane
mi piace fare nudismo sulle spiagge asturiane
mi piace che ci sia gente per strada giorno e notte
mi piace che il bar sia il luogo di ritrovo principale
e che le signore anziane escano a prendersi una caña con le amiche
mi piace il carattere socievole delle persone
e come impazziscano per una semplice festa patronale

mi piace tornare a casa a piedi da sola, di notte
o anche non da sola
mi piace mescolarmi anonima tra la gente
e che alle dieci ci sia ancora luce nel cielo di maggio
mi piace parlare itagnolo col gruppo di connazionali
e sentire la mancanza delle radici

mi piace avere un milione di posti per uscire
o anche stare in casa a guardare un film e bere mate
mi piace conoscere il gergo giovanile
e la ricchezza di questa lingua che permette di inventare infinite parole
mi piace l'accento andaluso che rende così simpatici gli uomini
così sensuali le donne
mi piace che mi abbiano regalato las edades de lulú

mi piace scoprire musica nuova e fare indigestione di concerti
e amare gruppi di cui fino a ieri ignoravo l'esistenza
mi piace che periodi difficili ce ne siano assai, e poi passino.
cuando la muerte venga a visitarme, que me lleven al sur donde nací
aquí no queda sitio para nadie, pongamos que hablo de madrid



 
giovedì, 24 maggio 2007

cento demoni giocano con te come puoi sentirti sola più che mai
piove e piove, da giorni, l'acqua penetra nei tunnel delle infinite linee del metro, quel verme che sbuffa e ti porta via con sé ogni giorno e ti conosce meglio di chiunque, ti riconosce alla mattina con le occhiaie camuffate a fatica, mentre dormi distesa in verticale, sperando che il tragitto duri a lungo per poter riposare qualche minuto in più, ti riaccompagna a pomeriggio, libera un'altra volta, e la sera, mascherata da donna, e all'alba, il metro è l'unica certezza che c'è, naturale quanto la sete, cornice di mille ritratti, contenitore di contenitori di emozioni, spettacolo umano, retroscena delle scene madri, sollievo che aspetta tranquillo in ciascuna delle tante stazioni, dei tanti buchi che feriscono questa città svuotata, non riesci più a immaginare di vivere in un luogo che non abbia metropolitana.
piove, comunque, e sembra solo un temporale estivo che serve a pulire l'aria e rinfrescare le idee, allontana le falene enormi che arrivano in questo paese a metà maggio e terrorizzano le tue notti con quel battito di ali impazzito e quel rumore, tum, tum tum contro il muro, anime del purgatorio, mostri che ti fanno gridare di spavento ogni volta che entri in casa, resistenti al veleno e al tuo odio, speri che continui a piovere per non vederle più.
ma tormenta vera c'è stata ed è durata poco, si è sfogata in un momento e sembrava che tutto quell'edificio stesse per crollare sotto il vento, dolcemente, invece ha resistito con tranquilla risolutezza e ha vinto, orgoglioso e sereno, in fondo aveva passato momenti più duri, veri diluvi universali, ora lo ricorda, e questa breve pioggia in fondo non è che una carezza, arrogante e mediocre.



 
giovedì, 17 maggio 2007

[anima in fiamme punto it]   
vivir a la deriva,
sentir que todo marcha bien
volar siempre hacia arriba y pensar que no puedo perder

sono le tre e mezza di un giovedì mattina e cammino verso casa, costeggio la stazione di atocha, mi inoltro nel paseo delicias, mi specchio nelle vetrine per capire che espressione possa mai avere la mia faccia in questo momento. venti gradi la temperatura perfetta, la musica a volume intollerabile nelle orecchie, el robe che urla GOLFAAA in quella che mi sembra la canzone più dolce che sia mai stata scritta (su piel.. que me corro si me roza su piel), so già che sarà un'altra notte perduta. le ore di sonno le getto via pensando che c'è sempre tempo per recuperle
y vivir, que cuesta arriba y sentir que no sé qué hago aquí
dev'essere colpa di questa condizione un po' innaturale, lontano da tutto, ma a casa, perché non c'è nessun altro luogo al mondo in cui vorrei stare in questo momento, e rendermene conto mi esalta. gioco a fare l'adulta, mi giustifico inventando scuse credibili e mature ma in fondo solo mi interessa accumulare esperienze come fosse una collezione di foto antiche, sentire che il cuore stringe perché trabocca, non ce la fa a contenere tutto, avrebbe bisogno di una bella pulizia di primavera - ma non voglio rinunciare a nulla, a queste emozioni che un giorno mi rendono vittima di una soave euforia e il giorno dopo mi gettano nell'angoscia e nell'ansia - io desidero tutto questo.
me acuerdo de sus caricias y la memoria me engaña
entro in casa, accendo tutte le luci perché ho paura di fantasmi e psicofonie e prego in silenzio gli spiriti di riposare e lasciarmi in pace, leggo con le candele accese sul comodino ma penso ad altro, penso ai cambiamenti, all'amicizia, penso alla profondità dell'amore possibile e alla bellezza pericolosa degli amori impossibili, penso che sono così piccola e così libera, e che vorrei restarlo per sempre.

voy a empaparme en gasolina una vez más voy a rasparme a ver si prendo
y recorrer de punta a punta la ciudad quemando nuestros malos sueños

 
giovedì, 05 ottobre 2006
[amor patrio] 


 
giovedì, 28 settembre 2006

[la ruggine] 



 
martedì, 31 gennaio 2006

le cinque abitudini della mela
su invito di
due blogger, come al solito, l'ultima della serie. in fondo sono ritardataria nell'anima. riguardo alle abitudini, poi mi direte che significa, oggettivamente, "strane".



 
sabato, 21 gennaio 2006
[mi sento come
se fossi perso, bottiglia vuota
per mare aperto
nel mio ventre porto
il peso tutto
dell'inutilità di una mappa
che nessuno cerca]


 
venerdì, 06 gennaio 2006

donami una vacanza di pietra senza memoria concreta [...]
vorrei sapere dipingere e poi trovare una cornice adatta e poi appendere al muro di un'ipotetica stanza dei ricordi un quadro di scorci sincronici che si possa vedere un po' tutto, oppure intuirlo, fare in modo che la settimana di passaggio da un anno all'altro diventi eterna e non vada perduta nella memoria che già mostra le sue mancanze, dopo appena pochi giorni. forse basterebbe una frase, un racconto, questo post, però ne ho già parlato troppo, non voglio sminuire questi momenti neanche con fotografie, mi rimangono i pensieri, i sogni, i sospiri, la simbiosi. adesso che tutto torna alla normalità, routine che adoro, alla quale sono affezionata e che mi rassicura, in questa madre madrid in cui lo slogan sui maxischermi del mio capodanno più *bello* era "leggere fa per te" e "leggere ci differenzia" e in cui i re magi sfilavano oggi accanto al sindaco sotto una pioggia di caramelle, adesso, dicevo, sento che, se a ogni salita segue una discesa, ora sono facilmente esposta a un attacco acuto di amarezza, conseguenza diretta dell'eccesso di felicità dei giorni scorsi. non so neanche se felicità è la parola giusta, fa parte di quelle categorie di termini altisonanti e banalizzati come amore e dolore, che vogliono dire tutto, e niente. come faccio stanotte, così stanca, con il gran hermano che strilla su telecinco, come faccio a dipingere questo quadro con al centro un solo cuore (sic), il mio, aperto, spandendo luce e raggi e in diretta comunicazione con un altro, come si fa? ricorro al trucco delle cose pescate a caso: ho perso nella stessa giornata un piercing, un bracciale e tre orecchini, e non è che vada in giro carica come una madonnina, ho raccontato storie e baciato lacrime, ho spiegato l'origine delle lingue romanze, cucinato lenticchie, fatto impacchi di olio di rosa mosqueta, mescolato alcohol, tachipirina e antibiotici. mentre un'infornata di turisti  italiani aggiungeva carne umana a carne umana e un gruppo di bielorussi si accampava in salotto, ho avuto una parvenza di normalità diversa; è stata una visione abbastanza fugace, l'illusione che hai in vacanza che sarà sempre così, da oggi in poi. pues no. chiudo il cuore, chiudo la porta, riprendo le redini dell'indipendenza, pago le tasse. mi fortifico perché voglio crescere. inizio l'anno confusa quanto non lo sono (forse) mai stata, sarà un percorso a ostacoli, una serie di prove da superare mascherate dal
 nulla. spero nel frattempo di capire cosa voglio, cosa voglia dire essere me, se per caso essere me significa qualcosa.



 
sabato, 24 dicembre 2005
[where do the years go? why do the years go?] ho appena intravisto il papa vestito da babbo natale. io non ci pensavo proprio, poi cominciano ad arrivare tutte queste email che dicono auguri e c'hanno in allegato un file pps con i babbinatali e le renne che cantano e tu ci puoi cliccare su, ma anche no, poi vedo le strade vestite a festa di notte e tutta la gente che vaga esasperata per i negozi arraffando ciò che capita e che tra due settimane costerà la metà, da tutto ciò deduco che siamo in periodo natalizio. y que. niente. non sento la magia delle feste comandate e dei buoni sentimenti a comando. però è la prima volta che passo il natale lontano dalla mia famiglia, lontana in fondo mi commuovo se ci penso e mi mancano tutti e vorrei stare con loro almeno domani notte. però viene anche la fine di un anno, un anno fondamentale: e come no, i bilanci li faccio quando ne ho voglia, non quando lo dice il calendario, ma dicembre è filato rapido e piacevole come l'effetto di una droga, e le ultime settimane così folli e piene non mi hanno lasciato tempo per riflettere, finché ieri un tizio mi ha domandato, e tu che voto daresti al 2005? spiazzata, ho cominciato a pensarci e non mi decidevo. il 2005 è stata un'altalena, ho risposto. una giostra, una corsa, una tortura e la bellezza. ho realizzato mille piccoli desideri, e alla fine di tutto questo tempo mi sono ritrovata uguale a prima. un po' più serena, più possessiva, più curiosa, più indipendente, più cattiva di prima. adesso che ho voglia di andare avanti nello stesso tempo ho paura. ho paura di perdere tutto, ho paura di scegliere, ho paura del futuro. sono sospesa in questo presente che amo e approfitto delle feste per rimanere sospesa così, ancora per un po'. ma i periodi di transizione quando - come - si suppone che finiscano?

update. iri tre giorni fa: io c'ho un programma stupendo la notte di natale chemmefrega ceno coi coinquilini, poi sto fuori tutta la notte mi riduco una poltiglia di donna, passo la domenica dormendo ed è già 26 dicembre, ché qua neanche è festa e poi ricevo pure il regalone. jeje.  iri tre ore fa: mammma non riattaccaaare sigh and sob ho la febbre alta le ossa rotte e mi arde la gola e come se non bastasse in tv c'è solo gerry scotti che parla con dolcenera in eurovisione. gnolo.


 
domenica, 04 dicembre 2005
[nada de esto fue un error] è possibile innamorarsi di una città, un sentimento simile a quello che provi per una persona che conosci da poco e di cui sei già pazza. e che ti piace, e ogni cosa che fa conferma e aumenta la tua ammirazione, e ogni dettaglio che cogli nella sua maniera di parlare, muovere le mani, sorridere o sospirare ti piace e ha valore. e non è solo un'illusione da visitatore passeggero, è un'attrazione che sembra quasi ricambiata e che non ti fa sentire mai completamente sola, come se ci fosse sempre un suo sguardo che ti segue nell'ombra, e che ti fa trovare delle sorprese al risveglio in qualche cielo azzurro all'improvviso, che di notte ti inzuppa di pioggia fino alle ossa però poi ti accompagna a casa sana e salva in autobus affollati e strade poco illuminate. è un video di cui riconosci ogni singolo fotogramma, è un'agenda piena di impegni, è un lavoro scemo ma che ti diverte e terapia contro la timidezza. è desiderare una ragazza, è un bar che mette su belle and sebastian, è una tavolata di gente che viene da tutti i continenti. è una mano che ti sfiora il braccio sui gradini per proteggerti, una breve chiacchierata fatta di silenzio e sguardi accesi, è una fototessera che conservi perché stai così bene. è una collega sconosciuta da consolare, parole nuove da imparare, telefonate che si concludono in lacrime, sorrisi da usare come arma, scene da commedia romantica così per caso. sono i bambini all'uscita da scuola, la doccia e il giornale al mattino, i fermagli a forma di libellula tra i capelli, è la normalità. è tutto, anche la noia e la stanchezza e una finestra aperta sul vuoto di un palazzo.  è che non avevo mai amato madrid tanto quanto oggi.

[e onore al distorto che in un solo uichend ne ha colto lo spirito]

 
giovedì, 17 novembre 2005

efecto mariposa. due mesi qui, tre concerti, sei film, pochissimi libri (sic), degli amici che frequentano solo la latina, già voglia di tirare le conclusioni? non ho più bisogno di guardare le cartine perché ho costretto il mio cervello a mappare il territorio ed è una violenza vera e propria per una che si perde pure nel paesino di diecimila abitanti dove è nata e che ha detestato per diciannove  anni, ma questo non c'entra niente. però mi sento a casa, mi sento a casa e non faccio confronti ma bologna mi appare ora così lontana, così spenta e ridondante e l'italia, non so che dire a tutti coloro che mi domandano il perché di alcune cose, non c'è un perché ed è inutile affannarsi a spiegare l'irrazionale quando non ci credo neanch'io, e in fondo non mi importa. se rimane il post qui sotto sembrerà che sono permanentemente triste, un record di resistenza anche per me, invece sono felicemente apatica, o apaticamente felice, tutto una meraviglia insomma, ma senza che il termometro segnali variazioni di sorta. G. una volta disse che il mio problema era il bisogno continuo di emozioni forti ma G. non fa testo, perché poi si è fatta suora. credo che qualsiasi emozione le sembrasse troppo forte. alla fiera del naturale mi sono pure 'cattata una boccetta di fiori di bach al fiore d'arancio d'azhar che combatte le inquietudini e dà allegria (dicevano) poi ho letto "conservado en vodka" e ho capito perché dà allegria. la sensazione di già visto continua, ma è un nido caldo che mi accoglie e mi fa sentire accettata, mi fa sentire a casa, nessuno mi chiede di giustificare in continuazione il mio modo di fare parlare e sembrare. ed è un sollievo. i giorni passano così, seguo l'evoluzione della fioritura di acne, godo della pioggia che finalmente è arrivata a mettere fine all'autunno ideale, della luce e dell'aria ogni tanto in qualche piazza del barrio di salamanca, dove cammino insieme agli incravattati indaffarati nel paseo della castellana e penso che anch'io in fondo mi trovo lì per lavoro. però a scrivere due cose al giorno son capaci tutti e poi ti rimane una quantità immensa di tempo da sprecare, così mi cerco un lavoro un po' più serio e lo comincio domani e sono qui insonne con la mente vuota e nessun desiderio. forse qualcosa ancora non va, ma ci stiamo lavorando
[sometimes, somehow 
moon finds a cradle in traffic lights
and it works out
it works out]



 
martedì, 25 ottobre 2005

quanto tempo si può durare dormendo tre ore per notte e facendo un pasto al giorno? raggiungerò la pace o scomparirò per sempre? quanto è bello giocare sui bordi, ritraersi un attimo prima di cadere, capire quando è l'ultimo momento utile prima della sbornia? è quasi uno sport, uno sport non tanto sano, che non sviluppa i muscoli né la resistenza fisica, però ti addormenta piano piano la coscienza. avvolta da una bolla musicale a tutto volume mi piace fare qualsiasi cosa, soprattutto scendere i gradini delle scale mobili correndo, quasi volando, senza occhiali in modo che tutto sembri un paesaggio impressionista postmoderno, sfiorando le persone, guardando un attimo negli occhi chi sale in parallelo. una corsa inutile che finisce sempre davanti a un binario in curva, freno accettando il ritardo come una componente essenziale del mio carattere, considerando questa parte di universo in cui respiro un'altra bolla casuale e tanto breve che in condizioni normali sarebbe da divorare in fretta. forse questi antibiotici stanno facendo il loro lavoro con troppa calma, forse stanno ammazzando le difese sbagliate, così mi ritroverò sempre piena di microbi e di germi invisibili ed esposta ai venti e alle tempeste di chiunque verrà a scatenarle, poi aprirò gli occhi e loro staranno lì ridendosela e si sentiranno parte del gruppo di privilegiati. però ho provato, provato, e provato, potrò dire a mia discolpa, ma senza troppo impegno, aggiungerà qualcuno che conosce la realidad dell'assenza di forza di volontà camuffata dietro mille finzioni ed esagerazioni. sicuro, senza impegno, ma già ho ammesso che non possiedo resistenza, che non c'è sport che me la possa donare, che al massimo posso in qualche cento metri raggiungere il traguardo, e solo sotto l'effetto di droghe naturali quali l'entusiasmo o l'amore. giusto quelle.
credo che non si debba continuare per molto così, che si finisce sentendosi merde dentro e fuori, che magari scatta qualcosa che dice hai recitato per tanto tempo, torna in scena per un po', se non lo sanno gli altri quello che veramente sei, allora è come se non lo fossi.
  
[tutto ciò è cacofonico, ma chi-se-ne-frega].



 
lunedì, 10 ottobre 2005

this modern love breaks me
this modern love wastes me

di ritorno dal festival di salsa cui ti toccava assistere, un festival di noia estrema nonostante i buoni propositi e il musicista anziano che si è fermato a chiacchierare e ti sembrava una via di mezzo tra uccio aloisi e i tipi del buenavistasocialclub, nonostante il fotografo che cercava di insegnarti i passi, o quei due che, fortuna, hanno trovato il tuo cellulare per terra oscenamente a pezzi e si chiedevano chi mai va in giro con tre schede telefoniche credevi che te l'avessero rubato? somos colombianos, pero de los buenos, nonostante i buoni propositi, ancora una volta, non vedevi l'ora di tornare a casa, come sabato, come venerdì sera. ti sembra un po' assurdo, non te ne capaciti eppure da qualche tempo non riesci a trovare niente che ti entusiasmi, niente di abbastanza nuovo ed eccitante da scoprire, niente per cui valga la pena svegliarti la mattina. sarà così che si sentono i vecchi. c'entra (forse) questa nuova sensazione di completa mancanza che soffri per la prima volta in vita tua, una mancanza che non è quella nostalgia sdolcinata degli incontri troppo brevi, è un continuo senso di vuoto, una tenaglia nella profondità della pancia che ti fa piangere in metro come un'idiota, e sì, è pure paura che qualcun altro nel frattempo se lo porti via. e ti chiedi che cosa, cazzarola, stai diventando, poiché non ti riconosci - il tuo obiettivo non era una vita del tutto libera e indipendente, la ricerca di nuove esperienze, la priorità non stava nella realizzazione dei sogni di sempre, quelli in cui ci sei tu da sola al centro di tutto? e che nessuno si permettesse di intromettersi, di dire la sua, di limitarti? sembra che adesso sia altro ciò che ti rende veramente felice. e non basta tutto il resto ad accorciare le distanze.



 
venerdì, 30 settembre 2005

Istuardemoneté chapter n. 3 e chiudo. forse.
di agosto, invece, non ricordo un quiz. cioè, qualcosa sì: se mi sforzo risento la mia voce che annuncia candida "questo dev'essere l'anno migliore della mia vita quindi questa sarà l'estate più bella". tornano immagini di litigi alle quattro del mattino, a tutte le ore effettivamente. soprattutto la rabbia e la stanchezza, la ricerca snervante di riposo e lo sfinimento di non trovarne. ritorna anche altro, però. gli sguardi ebeti del surfista e i suoi inviti a fare il bagno nudi, la notte di san lorenzo, "e poi chissà...". le serate sceme con i soliti ignoti, ritrovati, con sollievo identici a sempre, quasi una certezza, le migliaia di foto con la macchina del frammento. un'altra festa. le notti della taranta. il sosia dello stronzo. la settimana col delfino: mari, risvegli, discussioni, l'ansia di trovarsi soli e il non riuscirci mai. la parola amore esiste. la pioggia e il mal tempo che ci ha perseguitati. i tredici libri letti in spiaggia "è l'unico piacere che mi è rimasto. sigh". i superlativi in -errimo, gli amici in -us, sostituire "minchia" con "mela" perché fa più fine, raccontare storie sui propri piedi. i tamburelli in spiaggia, la filologia della pizzica. l'estetica del perizoma come mezzo democratico di autoaffermazione. la dea. le lezioni di spagnolo al primo allievo. la scoperta dell'autoscatto come stimolo all'immaginazione. e...
.. e troppa fatica continuare a cercare, non perché sono quasi le sei, e non ho ancora sonno, e fra tre ore devo uscire, e poi arriva il fine settimana più atteso di sempre, e tra l'altro ho ancora un po' di febbre ma la ignoro perché sono furba. è che è il 30 settembre e l'estate in un certo senso continua.
(te piensi tie).



 
mercoledì, 07 settembre 2005

Istuardemaetè chapter n. 2
di luglio 2005 mi ricordo quasi tutto. mi ricordo (poco) la discussione, bene la festa di laurea (ma fino a un certo punto), le bellissime domeniche al mare. mi ricordo un colloquio di lavoro, i giorni di prova e l’assurda scelta tra continuare o partire. mi ricordo che il giorno dell’attentato a londra ero nell’ufficio del prof proprio come l’11 settembre del 2001 al ritorno dall’erasmus ero a colloquio con g. e non capivamo cosa fosse successo. mi ricordo che una settimana esatta prima della laurea ero a ballare con ehia e ridevo forte. mi ricordo che poi ho traslocato e ho passato due notti a pulire casa e fare valigie e pulire e l’ultima notte col delfino l’ho costretto ad aiutarmi a riempire 15 pacchi 15 di libri e che eravamo sfiniti ma non faceva nulla. mi ricordo che sono partita a fine luglio e un tipo lei-non-sa-chi-sono-io mi ha aggredito in treno a male parole solo perché mi aveva sentito parlare al telefono con mia madre e dire che era scomodo che sugli intercity non mettano più i cartellini con i posti prenotati. e mi ricordo che gli ho risposto per le rime però ho avuto paura quando mi urlava davanti alla faccia che mi avrebbe preso a sberle e poi nel bagno ho pianto di rabbia perché nessuno degli altri viaggiatori che assistevano era intervenuto per darmi una mano. mi ricordo che ho visto il concerto degli after alla festa della birra a martano (3 euro inclusa consumazione) e che era la prima volta che li vedevo così allegri e scherzavano e che mi hanno suonato strategie dopo anni solo per me. solo per me. mi ricordo dei film in piazza maggiore e della festa di laurea di P. nello sconfundo romagnolo, e della chiesa sconsacrata (si spera) in cui ho baciato una ragazza. mi ricordo che ero stordita e come drogata e lei era così morbida e così liscia che non pensavo a niente, solo che a volte vorrei tanto essere un uomo.
[2 - continua]



 
venerdì, 02 settembre 2005

Istuardemaetè, prova di post n. 1
niente di nuovo sotto il sole, frase sfatta ma biblica. hai mal di pancia, le zanzare ti mangiano il petto, stasera non sei uscita e i capelli sono ancora pieni di sale e sabbia. in camera ci sono quattro valigie aperte, una montagna di robaccia da selezionare e scartare, ma ancora non hai voglia. dovresti pure rispondere a un mucchio selvaggio di email, e formattare il cucciolo, e vaccinarlo di norton, ma non farai nulla. prima di partire. aggiornare -
questo blog ha compiuto due anni a metà luglio. 



 
mercoledì, 13 luglio 2005

[come un matrimonio senza la sposa]
se solo quest'attesa finisse. i mei capelli sono più elettrizzati del solito. sono nei sotterranei del dipartimento, ché almeno c'è l'aria condizionata, aspetto che i rappresentanti ufficiali del mio mondo arrivino a tenermi compagnia per le prossime tre ore. è passato un anno esatto dall'ultimo esame. ieri è arrivato un carico di parenti a rappresentanza della grande famiglia dell'apnea: un'intero vagone dell'eurostar.siamo tutti uguali, fatti con gli stampini. immagino una dozzine di iri che fanno casino, di tutti i sessi e le età. c'è la zia single, che ormai si fatica a non chiamare zitella, gattara, mascolina e amante del turpiloquio; la zia madrina professoressa, il papà ormai invecchiato - me ne sono resa conto in autobus, quando lo proteggevo con le mie braccia dagli spintoni della gente); i fratelli baggiojunior, l'anticristo, cabocavallo. spero che arrivino presto anche i pochi ma fidati migliori amici per fare un po' di melodramma. per il resto, caro diario, ho passato le ultime 24 ore attaccata al cellulare; ho provato a ripetere il discorso preparato ma mi blocco dopo aver detto "il mio lavoro si propone di". si propone di far cosa? analizzare il rapporto tra stampa e immigrazione? studiare i media etnici? dare al giornalismo una prospettiva multiculturale? ma qual è la differenza tra multicultura e intercultura? e se mi chiedessero le leggi? o la storia? perché non ve la leggete e basta? sarò costretta a usare termini come business, target e marketing mix? i buchi neri sono troppi. ma la questione principale è: chissà se la nostra eroina riuscirà a non cadere rovinosamente dai tacchi 10 cm ruzzolando davanti alla commissione..

[laurea aggregator: qui, qui, qui, e qui]



 
giovedì, 30 giugno 2005

[con leggero ritardo]
narra la leggenda che nel secolo scorso si diffuse una strana epidemia tra i blogger e che il virus, attraverso il peraltriversi saggio ADayIntheLife, giunse fino a iri
.
(qualsiasi risposta è da intendersi con l'esclusione degli afterhours)
1.volume totale dei file musicali sul mio portatile
mille giga... non lo so e poi nel cucciolo c'è anche un bel po' d'immondizia dei miei frati
2. l'ultimo cd che ho comprato
in che senso? (comprato, iri, tipo da nannucci) ah.
Canzoni allo specchio - Perturbazione
3. canzone che sta suonando ora
Roulette Dares  - The Mars Volta
4.
cinque canzoni che ascolto spesso ultimamente
Du - Frans Bak + Josefine Cronholm
Glueing all the fragments - Yuppie Flu
Inolvidable - Bebo y Cigala
The drugs don't work - Ben Harper
L'illogica allegria - Giorgio Gaber
5.
cinque blogger a caso cui passo il testimone (tra i pochi rimasti immuni) 
il distorto, superamico degli anni migliori
bando, ispiratore di "quando i romagnoli fanno ciò"
giù l'innamorato cronico
davidet e
l'architetto, che fanno parte dei fabfive.
[ehi! perché nessuna domanda sugli ultimi/migliori concerti visti?]



 
martedì, 28 giugno 2005

Breaking news
il 13 luglio, nel tardo pomeriggio



 
martedì, 10 maggio 2005

Gentile signora Dell'Apnea,
lei risulta vincitrice di una borsa Leonardo per la Spagna. Nel caso intenda accettare il contributo per lo svolgimento dello stage, la prego di darcene anticipazione via telefono o e-mail e  presentarsi mercoledì 11 maggio alle 10.00 presso l'Ufficio Rapporti Internazionali
per firmare il modulo di accettazione e ritirare la documentazione necessaria.

[134 secondi di salti di gioia, poi, un pensiero].



 
domenica, 01 maggio 2005
[e mica perché oggi compio gli anni]
post a futura memoria - di qualcosa di molto simile alla felicità.
discendente dall'alto come un soffio ultraterreno


 
venerdì, 08 aprile 2005

[l'uomo che sussurrava ai ciuchini]
iri poi dovresti fare anche un pezzo sull'onoterapia, sai comincia ad andar di mod...
l'ono-che?!
l'onotherapy. la psicoterapia con gli asini.



 
martedì, 05 aprile 2005
[orgasmi multipli]

"adoro la puglia.. e ti faccio le mie più sentite scuse. adesso siete governati da un gay comunista. iri sei contenta? notte."

"accetto le scuse. sto godendo come un riccio"



 
lunedì, 14 marzo 2005

[questo blog chiude qui reloaded]
bugia, va in pausa finché la tenutaria del bordello non finisce la tesi
a fra tre mesi quindi, o anche tre anni



 
mailto: cabiria[AT]gmail.com
oggi
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
ottobre 2006
settembre 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003
luglio 2003
ADayIntheLife
Bandito*
BookCafé
Ciccsoft*
Daveblog
EnricoBrizzi*
FatinaTedesca*
Fiandri*
Fio*
Gen
Giuvertigo
GrilloParlante
Haramlik
Immigrazione
Inkiostro
Jackpatch*
Kay*
L'Attimo*
LaPROFEpuntoit
Luttazzi
Macchianera
MalditoArchitetto*
Malvestite
Manteblog
MiNoio
Moltheni*
Noantri
PersonaDepressa
PersonalitàConfusa
Perturbazione*
Pino Scaccia
Pugliamia
Pulsatilla
Rafeli
RobertoPellegrino
Sciroccata
Stronzi
TaxiEnMadrid
Tossine*
Troppi Sogni
ViolettaBellocchio
VisioniDistorte*
Webgol*
ZeroVirgolaUno
ZOP*
*loading* gli sguardi che mi hanno sfiorato
Registered! online
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog