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donami una vacanza di pietra senza memoria concreta [...]
vorrei sapere dipingere e poi trovare una cornice adatta e poi appendere al muro di un'ipotetica stanza dei ricordi un quadro di scorci sincronici che si possa vedere un po' tutto, oppure intuirlo, fare in modo che la settimana di passaggio da un anno all'altro diventi eterna e non vada perduta nella memoria che già mostra le sue mancanze, dopo appena pochi giorni. forse basterebbe una frase, un racconto, questo post, però ne ho già parlato troppo, non voglio sminuire questi momenti neanche con fotografie, mi rimangono i pensieri, i sogni, i sospiri, la simbiosi. adesso che tutto torna alla normalità, routine che adoro, alla quale sono affezionata e che mi rassicura, in questa madre madrid in cui lo slogan sui maxischermi del mio capodanno più *bello* era "leggere fa per te" e "leggere ci differenzia" e in cui i re magi sfilavano oggi accanto al sindaco sotto una pioggia di caramelle, adesso, dicevo, sento che, se a ogni salita segue una discesa, ora sono facilmente esposta a un attacco acuto di amarezza, conseguenza diretta dell'eccesso di felicità dei giorni scorsi. non so neanche se felicità è la parola giusta, fa parte di quelle categorie di termini altisonanti e banalizzati come amore e dolore, che vogliono dire tutto, e niente. come faccio stanotte, così stanca, con il gran hermano che strilla su telecinco, come faccio a dipingere questo quadro con al centro un solo cuore (sic), il mio, aperto, spandendo luce e raggi e in diretta comunicazione con un altro, come si fa? ricorro al trucco delle cose pescate a caso: ho perso nella stessa giornata un piercing, un bracciale e tre orecchini, e non è che vada in giro carica come una madonnina, ho raccontato storie e baciato lacrime, ho spiegato l'origine delle lingue romanze, cucinato lenticchie, fatto impacchi di olio di rosa mosqueta, mescolato alcohol, tachipirina e antibiotici. mentre un'infornata di turisti italiani aggiungeva carne umana a carne umana e un gruppo di bielorussi si accampava in salotto, ho avuto una parvenza di normalità diversa; è stata una visione abbastanza fugace, l'illusione che hai in vacanza che sarà sempre così, da oggi in poi. pues no. chiudo il cuore, chiudo la porta, riprendo le redini dell'indipendenza, pago le tasse. mi fortifico perché voglio crescere. inizio l'anno confusa quanto non lo sono (forse) mai stata, sarà un percorso a ostacoli, una serie di prove da superare mascherate dal nulla. spero nel frattempo di capire cosa voglio, cosa voglia dire essere me, se per caso essere me significa qualcosa.
bave di lumaca di IRI | 00:24 | commenti (44)
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