Strategie dell'apnea

[prigione o capitale]

giovedì, 31 maggio 2007

allá donde se cruzan los caminos, donde el mar no se puede concebir
dice il vegano: ma cosa ti piasce della spagna?
dice iri: non saprei, di preciso. 
mi piace che sentendomi parlare la gente mi chieda: sei italiana?
e non: sei meridionale?
mi piace che il venerdì si esca da lavoro alle tre
mi piace l'abitudine di scendere a fare colazione  fuori

mi piace che le coppie di omosessuali si possano sposare
mi piacciono i telefilm spagnoli
mi piacciono i paesini della sierra madrilena, la pace, gli alberi, le montagne umide di primavera
il tappeto di margherite e l'odore di lavanda
mi piace stare al centro di tutto e da lì partire
mi piace l'alhambra, andare in bici per siviglia
mi incanta la costa brava e mi impressionano le spiagge asturiane
mi piace fare nudismo sulle spiagge asturiane
mi piace che ci sia gente per strada giorno e notte
mi piace che il bar sia il luogo di ritrovo principale
e che le signore anziane escano a prendersi una caña con le amiche
mi piace il carattere socievole delle persone
e come impazziscano per una semplice festa patronale

mi piace tornare a casa a piedi da sola, di notte
o anche non da sola
mi piace mescolarmi anonima tra la gente
e che alle dieci ci sia ancora luce nel cielo di maggio
mi piace parlare itagnolo col gruppo di connazionali
e sentire la mancanza delle radici

mi piace avere un milione di posti per uscire
o anche stare in casa a guardare un film e bere mate
mi piace conoscere il gergo giovanile
e la ricchezza di questa lingua che permette di inventare infinite parole
mi piace l'accento andaluso che rende così simpatici gli uomini
così sensuali le donne
mi piace che mi abbiano regalato las edades de lulú

mi piace scoprire musica nuova e fare indigestione di concerti
e amare gruppi di cui fino a ieri ignoravo l'esistenza
mi piace che periodi difficili ce ne siano assai, e poi passino.
cuando la muerte venga a visitarme, que me lleven al sur donde nací
aquí no queda sitio para nadie, pongamos que hablo de madrid



 
giovedì, 24 maggio 2007

cento demoni giocano con te come puoi sentirti sola più che mai
piove e piove, da giorni, l'acqua penetra nei tunnel delle infinite linee del metro, quel verme che sbuffa e ti porta via con sé ogni giorno e ti conosce meglio di chiunque, ti riconosce alla mattina con le occhiaie camuffate a fatica, mentre dormi distesa in verticale, sperando che il tragitto duri a lungo per poter riposare qualche minuto in più, ti riaccompagna a pomeriggio, libera un'altra volta, e la sera, mascherata da donna, e all'alba, il metro è l'unica certezza che c'è, naturale quanto la sete, cornice di mille ritratti, contenitore di contenitori di emozioni, spettacolo umano, retroscena delle scene madri, sollievo che aspetta tranquillo in ciascuna delle tante stazioni, dei tanti buchi che feriscono questa città svuotata, non riesci più a immaginare di vivere in un luogo che non abbia metropolitana.
piove, comunque, e sembra solo un temporale estivo che serve a pulire l'aria e rinfrescare le idee, allontana le falene enormi che arrivano in questo paese a metà maggio e terrorizzano le tue notti con quel battito di ali impazzito e quel rumore, tum, tum tum contro il muro, anime del purgatorio, mostri che ti fanno gridare di spavento ogni volta che entri in casa, resistenti al veleno e al tuo odio, speri che continui a piovere per non vederle più.
ma tormenta vera c'è stata ed è durata poco, si è sfogata in un momento e sembrava che tutto quell'edificio stesse per crollare sotto il vento, dolcemente, invece ha resistito con tranquilla risolutezza e ha vinto, orgoglioso e sereno, in fondo aveva passato momenti più duri, veri diluvi universali, ora lo ricorda, e questa breve pioggia in fondo non è che una carezza, arrogante e mediocre.



 
giovedì, 17 maggio 2007

[anima in fiamme punto it]   
vivir a la deriva,
sentir que todo marcha bien
volar siempre hacia arriba y pensar que no puedo perder

sono le tre e mezza di un giovedì mattina e cammino verso casa, costeggio la stazione di atocha, mi inoltro nel paseo delicias, mi specchio nelle vetrine per capire che espressione possa mai avere la mia faccia in questo momento. venti gradi la temperatura perfetta, la musica a volume intollerabile nelle orecchie, el robe che urla GOLFAAA in quella che mi sembra la canzone più dolce che sia mai stata scritta (su piel.. que me corro si me roza su piel), so già che sarà un'altra notte perduta. le ore di sonno le getto via pensando che c'è sempre tempo per recuperle
y vivir, que cuesta arriba y sentir que no sé qué hago aquí
dev'essere colpa di questa condizione un po' innaturale, lontano da tutto, ma a casa, perché non c'è nessun altro luogo al mondo in cui vorrei stare in questo momento, e rendermene conto mi esalta. gioco a fare l'adulta, mi giustifico inventando scuse credibili e mature ma in fondo solo mi interessa accumulare esperienze come fosse una collezione di foto antiche, sentire che il cuore stringe perché trabocca, non ce la fa a contenere tutto, avrebbe bisogno di una bella pulizia di primavera - ma non voglio rinunciare a nulla, a queste emozioni che un giorno mi rendono vittima di una soave euforia e il giorno dopo mi gettano nell'angoscia e nell'ansia - io desidero tutto questo.
me acuerdo de sus caricias y la memoria me engaña
entro in casa, accendo tutte le luci perché ho paura di fantasmi e psicofonie e prego in silenzio gli spiriti di riposare e lasciarmi in pace, leggo con le candele accese sul comodino ma penso ad altro, penso ai cambiamenti, all'amicizia, penso alla profondità dell'amore possibile e alla bellezza pericolosa degli amori impossibili, penso che sono così piccola e così libera, e che vorrei restarlo per sempre.

voy a empaparme en gasolina una vez más voy a rasparme a ver si prendo
y recorrer de punta a punta la ciudad quemando nuestros malos sueños

 
mailto: cabiria[AT]gmail.com
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