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vedi mai una stella cadere e non ricordi cosa desiderare
que me voy a salento... allí salen to'!* le ultime vacanze dell'anno le brucio al sole della mia terra rugosa, erosa dal vento del deserto, le giornate le passo in bikini coi capelli unti di olio di fiori polinesiani, attrazione per api, vespe e surfisti, sporca di sabbia e con l'indolenza estiva di noia invincibile e insopportabile: ho sempre bisogno di qualche giorno di decompressione, di assestamento per riabituarmi ai ritmi e ai rituali, per rinunciare alla libertà di movimento e accettare di non far nulla perché nulla c'è da fare. solo una volta superato il desiderio e l'urgenza di scappare alla città che non dorme mai posso cedere, cadere nel torpore stagnante, evitare di litigare con l'intera famiglia ogni cinque minuti, capire che non cambiano e non cambieranno come io voglio e che l'epoca in cui casa mia era tana di amici, allegro porto di mare, affollato ostello della gioventù va terminando; anche i miei invecchiano e vedere i loro visi stanchi mi dà rabbia perché non posso fermare il tempo. provo a rassegnarmi e chiudo gli occhi, mi getto sulla sabbia e mi addormento, nuoto nella mia piscina di cristallo, guardo il tramonto morire su una torre, mi commuovo assaggiando una mozzarella, mi nutro di pesche e torte pasticciotto, assaporo ogni minuto di sole. osservo la pelle dorarsi, e ignoro i segnali che mi manda il cuore. presagi di dolore e impotenza - lo anestetizzo e fingo che vada bene ogni cosa. fingo che la domanda: ne vale la pena? non esista.
fa tanto caldo che in campagna si vendemmia di notte. faccio in tempo a salutare i solitisospetti prima che riprenda la diaspora invernale - non siamo che un'altra generazione di emigranti. passeggio in punta di piedi con la dea, lusso e meraviglia, per le strade di lecce nella notte più limpida - vorrei che qualcuno mi amasse come io amo lei, legame che non si scioglie nella distanza. incontro per caso misterT: dopo anni, è solo un saluto veloce, per strada, ci sono mille persone intorno ma quei cinque minuti dialogano gli sguardi quanto una notte intera.
riprendo l'aereo inghiottendo lacrime inutili, trascino fino a casa la mia valigia sempre più vecchia e malandata, pesante di oggetti che neanche più so di avere. finisce l'estate così come era cominciata, niente in fondo è poi risolto ma ho deciso, che forse è il momento, che potrei anche smettere di sentirmi in colpa per riuscire a essere felice così spesso.
*(questa la capiamo in tre, ma è meravigliosa).
bave di lumaca di IRI | 13:16 | commenti (35)
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