Strategie dell'apnea

[prigione o capitale]

venerdì, 02 settembre 2005

Istuardemaetè, prova di post n. 1
niente di nuovo sotto il sole, frase sfatta ma biblica. hai mal di pancia, le zanzare ti mangiano il petto, stasera non sei uscita e i capelli sono ancora pieni di sale e sabbia. in camera ci sono quattro valigie aperte, una montagna di robaccia da selezionare e scartare, ma ancora non hai voglia. dovresti pure rispondere a un mucchio selvaggio di email, e formattare il cucciolo, e vaccinarlo di norton, ma non farai nulla. prima di partire. aggiornare -
questo blog ha compiuto due anni a metà luglio.  i primi tempi scrivesti anche tredici post per giorno. 
fu verso la fine della seconda glaciazione, ti sentivi anna karenina e pensavi troppo ai treni.
ti è capitato spesso di pensare ai treni.
soprattutto qualche mese fa. una notte d’aprile hai pianto per ore sulle spalle del delfino, mormorando non ci riesco. in silenzio stringevi le braccia intorno alla pancia pregando di sparire. le ore passavano, lo sentivi dal suo orologio da polso che fa odiosissimi bip a ogni ora, ne avrai contati cinque o sei. la mattina dopo, qualcuno decise per te che era giunta l'ora della liberazione. l’inizio di un lavoro febbrile, una corsa contro il tempo, una passione nata poco a poco. accendevi il cucciolo alle dieci di sera, ogni giorno, fino alle quattro del mattino. yuppie flu in loop continuo, ché avevi scoperto che favorivano la concentrazione. sveglia alle sette e mezza, meno cinque chili, qualche smagliatura sui fianchi, energia. il giro d’italia che faceva tappa a ravenna un pomeriggio, distesa sul sagrato di una chiesa sconosciuta. la pioggia a roma di corsa, i due giorni a firenze, il karaoke del kiwi con AG, un’antica farmacia di parma. dev’essere stato su  un’eurostar, di notte, di ritorno da chissaddove che hai pensato di essere felice. anzi no, hai detto: questo è il momento più felice della mia vita. i pianeti sono allineati, nessuno lo sa, e non si ripeterà più.
il mese più bello dell’anno è passato, insieme a un giugno altalenante di cui ricordi poco. la consegna consegnata, la breve vacanza, i pianti di gioia futura, la danza per le vie di una bologna mai così bella e poi in piazza maggiore controvento, davanti a san petronio. hai avuto febbre, mentre fuori c’erano 40 gradi. la solitudine casalinga è pericolosa; ti fa dimenticare ogni prudenza, presa da senzanome in giochi che ti hanno, nell’ordine, incuriosito, coinvolto, schifato. ce li avranno tutti dei lati nascosti, pensi, di cui non fanno parola con nessuno. per ora tu avanzi a tentoni, al buio, cerchi i tuoi limiti, un perimetro che ti circondi come una barriera,  invalicabile: ma è ancora in costruzione e intanto puoi sgusciare fuori, non vista, senza  ripensamenti, come un essere superiore.
[1 - forse continua]



 
mailto: cabiria[AT]gmail.com
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